Il borgo dell’Abbazia di Monteveglio

Vi portiamo alla scoperta del Comune di Valsamoggia.

Oggi iniziamo col parlarvi del Borgo dell’Abbazia di Monteveglio. Il borgo è posizionato su una collina che domina il paese di Monteveglio, da quassù è possibile vedere la pianura padana e con il cielo sereno si possono intravedere le cime delle Alpi. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di boschi e calanchi che si alternano a coltivazioni agricole e vigneti.

Ci troviamo all’interno del Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, uno dei parchi curati dall’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità – Emilia Orientale. Dal borgo e dal paese è possibile effettuare escursioni sulle colline circostanti permettendo di ammirare i calanchi, la flora e la fauna del Parco regionale dell’Abbazia di Monteveglio.  Tutti i sentieri sono ben segnalati e i percorsi non sono molti impegnativi.

Inoltre il paesaggio, in certe giornate, diventa quasi magico; mi è capitato di vedere l’alba in un giorno nebbioso, lo scenario che mi sono trovata davanti mi ha lasciato a bocca aperta; le nuvole nascondevano i paesi e i campi a valle e le cime delle colline spuntavano come piccole isole solitarie che fluttuavano  tra le nuvole.

E come non accennare ai colori dei tramonti. Mi è capitato anche di vedere il cielo infuocato come se la cima della collina andasse a fuoco!

Pura Magia! 

Attraversata la porta di accesso sembra di essere catapultati nel passato e si inizia a respirare un’aria ricca di storia e cultura.

Indice

  1. Un po’ di storia
  2. Cosa visitare all’interno del Borgo
    a. Porta di accesso
    b. La torre
    c. La strada e le case
    d. L’Abbazia di Santa Maria Assunta
    e. il convento e i chiostri
  3. Ospitalità
  4. Come raggiungere il borgo
  5. Bibliografia

1. Un po’ di storia

Si ha notizie della presenza dell’uomo in questa zona fin dal Paleolitico inferiore come testimoniano i reperti ritrovati nella zona esposte all’interno del Museo archeologico di Bazzano. I romani contribuirono a dare un’impronta al territorio con la costruzione di ville rustiche e case coloniche, di strade come la Via Claudia (l’attuale Bazzanese). In questo periodo Monteveglio probabilmente era il centro di un distretto rurale (pago montebellio).
La storia del castello di Monteveglio ha inizio nel VI secolo dopo la caduta dell’impero romano, quando uomini impegnati nell’agricoltura e nella caccia costruirono il primo nucleo stabile di abitanti nel “Castrum et pagus Montebelli”.
La sua posizione situata nella valle del Samoggia, soggetta all’epoca all’Esarcato di Ravenna, considerata terra di confine  fu oggetto di molte contese durante gli anni futuri.
Risale al 973 il primo documento che attesta l’esistenza della Pieve di Monteveglio composta da una “chiesa matrice” dotata di fonte battesimale; il documento è stato emesso in occasione della cessione da parte del vescovo di Bologna Alberto al vescovo di Parma Uberto, che essendo anche abate dell’abbazia di Nonantola, ottenne il controllo strategico delle strada che conduceva da Nonantola a Lucca, ciò permetteva di contrastare l’espansione dei Canossa.
All’inizio dell’anno mille finisce la dominazione longobarda ed inizia l’epoca franca; in questo periodo il territorio inizia ad assumere una certa fisionomia con la presenza di terre coltivate  e di oliveti e vigneti. Le acque vengono reggimentate in canali di scolo, le paludi bonificate, le acque piovane raccolte in sistemi di approvvigionamento idrico.
Nel 1015 divenne vescovo di Parma e abate di Nonantola Sigifredo II di Canossa con la conseguente divenuta del Feudo di Canossa di Monteveglio.
Monteveglio fu fondamentale per la resistenza che la contessa Matilde oppose all’imperatore Enrico IV disceso in Italia per vendicarsi dell’umiliazione inflittagli sotto le mura del castello di Canossa dal papa Gregorio VII. Su queste colline si svolse la battaglia decisiva e dopo mesi di resistenza le truppe dell’imperatore Enrico IV lasciarono l’Italia nel 1097. Dopo alcuni anni dalla morte di Matilde di Canossa Monteveglio seguì le alterne vicende delle lotte tra la guelfa Bologna e la ghibellina Modena, subendo più volte saccheggi ed incendi e perdendo sempre più importanza.
L’ultimo episodio di guerra è avvenuto nel 1527 tra Carlo V e Francesco I quando i Lanzichenecchi si accamparono sulle rive del torrente Ghiaia con l’intendo di assalire Monteveglio. Gli abitanti riunitisi in preghiera chiesero alla Madonna di intercedere a loro favore facendo il voto di offrirle ogni anno un cero nel caso di scampato pericolo. La notte prima dell’Annunciazione  un improvviso peggioramento delle condizioni atmosferiche fece cadere tanta neve che sciolta  ingrossò le acque del torrente che travolsero i lanzichenecchi inducendo i superstiti a ritirarsi.
All’interno della chiesa di Santa Maria, nella parte superiore del presbiterio è presente  una lapide che racconta l’episodio.

Curiosità: ancora oggi, ogni anno, il 25 marzo, gli abitanti di Monteveglio offrono alla Madonna un cero portato in processione fino all’antica pieve.
Dalla seconda metà del secolo XV molti castelli e fortilizi costruiti in epoca medievale nella valle del Samoggia, come il castello di Monteveglio, andarono in rovina e a oggi rimangono scarse tracce visibili.
Con la decadenza del Castello anche la pieve di Monteveglio conobbe un periodo di grave crisi e nel 1456 la chiesa e il monastero passarono alla Congregazione Lateranense e dopo un primo momento di difficoltà le condizioni economiche cominciarono a migliorare con infine la rinascita della comunità religiosa che creò le condizioni per poter iniziare i restauri e gli ampliamenti.
Nel 1796 con l’occupazione napoleonica l’abbazia venne saccheggiata, i possedimenti confiscati e la chiesa diventò una semplice parrocchia.

Curisiosità: dal 7 al 30 maggio 1739 l’arciprete Don Guiducci ospitò il 21enne Ugo Foscolo in una stanza dell’abbazia dove trascorse la convalescenza a seguito di una ferita riportata in un combattimento contro gli austriaci

2. Cosa visitare all’interno del Borgo

Il borgo è piccolo ma è particolarmente vivo, infatti diverse famiglie abitano questo piccolo scorcio antico dove ancora è possibile trovare pace e serenità.

a. Porta di accesso

Arrivati in cima alla collina si giunge all’ingresso del piccolo borgo e per accedervi occorre oltrepassare la porta ad arco sormontata da merlature a coda di rondine, sono tutt’ora visibili le asole di sollevamento del ponte levatoio. Sopra alla porta un cammino di ronda che sovrasta un breve tratto delle mura conduce all’entrata della torre.

b. La torre

Alla destra della porta si trova la torre d’ingresso del  trecento. Dopo l’ultima restaurazione avvenuta nel 2001 al suo interno è stato allestito uno spazio espositivo, curato dalla Fondazione Villa Ghigi, dove sono rappresentate le vicende storiche del territorio montevegliese. Affacciandosi dalla torre si gode di uno splendido panorama della zona circostante.

La torre e la porta di accesso sono tutto ciò che rimane della fortezza originaria.  

c. La strada e le case

Un’unica strada centrale di ciottoli  sale fino all’Abbazia procedendo in mezzo ad antiche case di sassi, alcune delle quali hanno graziosi giardini confinanti con alcuni resti delle antiche mura.

Subito dopo l’ingresso sul lato destro si trova la casa di San Bartolomeo dove aveva sede la confraternita di Santa Maria delle Rondini.

A sinistra sorge la torre campanaria del castello del 600. Poco oltre si trova l’oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano eretto nel 1631 alla fine dell’ultima epidemia di peste.

d. L’Abbazia di Santa Maria Assunta

Edificata nel 1092 in forma romanica, fu restaurata tra il 1927 e il 1331. La struttura è costruita con  i tipici mattoni rossi che si usavano nella zona di Bologna; al calare del sole la chiesa s’accende illuminata dal sole.

Le porte che danno accesso alla chiesa sono quattro, una si apre sulla facciata principale, una è posta sul lato che guarda il borgo, gli altri due accessi sono situati nella parte interna della chiesa con accesso al presbiterio e alla cripta (questi accessi sono riservati ai religiosi).
L’interno è a 3 navate con archi a sesto acuto e si presenta abbastanza spoglio, senza affreschi. L’esistenza di alcune piccole finestre permette alla luce di filtrare creando un suggestivo gioco di luci ed ombre; l’interno dell’Abbazia è un luogo è ideale per la preghiera e la meditazione.
L’Abbazia è strutturata su tre livelli, nella parte alta si trova l’altare maggiore in marmo rosso di Verona, sopra all’altare è posizionato un crocifisso ligneo policromo del ‘400.

Nel piano inferiore è ubicata la cripta, la costruzione più antica dell’edificio, infatti è di epoca carolingia, la chiesa attuale fu edificata solo più tardi. La cripta ha 4 navate divise da pilastri e colonne cilindriche con capitelli e tre absidi  che ospitano 3 altari a sarcofago. Curiosità: i basamenti e i capitelli delle colonne hanno proporzioni e fattura diverse a conferma dei diversi rifacimenti nel tempo.

Il soffitto con volte a crociera richiama lo stile arabo-bizzandino mentre un’antica vasca battesimale ha ornamenti longobardi.

e. Il convento e i chiostri

L’abbazia ospita un convento in cui vive una comunità di frati francescani. Io ho avuto il piacere di conoscere e chiacchierare con Fra Alessandro, il quale mi ha accompagnato all’interno dell’Abbazia e della sacrestia. Qui si trova un bellissimo coro in legno ed è esposta la tempera su tela della “Madonna in trono col Bambino” detta “della Rondine”, della fine del secolo XV (autore sconosciuto), che originalmente era esposta nell’oratorio della Confraternita di Santa Maria della Rondine.

All’interno del convento si trovano due chiostri: Il chiostro grande, attiguo alla chiesa, risale al quattrocento è a pianta quadrangolare, ospita all’interno del suo giardino due grandi pozzi in pietra circondati da piante ben curate.

La struttura è su due livelli: il loggiato superiore è architravato con colonne cilindriche e mensole in legno, qui si trovano le celle ospitanti i fratelli di San Francesco.

Del chiostro romanico è rimasto solo il loggiato meridionale, anche qui è presente nel giardino un pozzo in pietra.

Uscita dalla chiesa mantenendo la destra la strada prosegue; da qui, oltrepassato un piccolo arco è possibile vedere il retro delle absidi e il campanile. Curiosità: il campanile non poggia su alcuna fondamenta, è stato edificato su una delle absidi.

3. Ospitalità

Nonostante le sue piccole dimensioni nel borgo è possibile soggiornare e ristorarsi, infatti sono presenti un b&b e un ristorante dove è possibile assaggiare i piatti tradizionali, cucinati con i prodotti tipici della zona come funghi e tartufi, accompagnati dai vini del territorio.

4. Come raggiungere il borgo

Il borgo si trova a circa 20 chilometri da Bologna quasi al confine con il territorio modenese. Occorre raggiungere il paese di Monteveglio e dalla strada principale, Viale dei Martiri (SP28), prima del semaforo della piazza principale, bisogna girare a destra e percorrere la via del Borgo che porta in cima al colle. L’accesso all’abitato con le auto è permesso solo alle macchine autorizzate, fuori dalle mura è presente un piccolo parcheggio e sono presenti anche i servizi igienici. E’ possibile lasciare la macchina anche giù in paese e percorrere a piedi i sentieri che portano in cima al borgo.

Tutte le foto sono state scattate da noi in momenti e stagioni diverse; per le foto effettuare all’interno dell’Abbazia, abbiamo avuto l’autorizzazione,

5. Bibliografia
L’Abbazia di Monteveglio e il suo teritorio nel Medioevo (secoli X-XIV). Paesaggio, insediamento e civiltà rurale. A cura di Dominico CeramiGruppo di Ricerca Storica Associazione Amici dell’Abbazia di Monteveglio  Edizione 2000
Una storia per immagini del territorio Montevegliese attraverso i secoli. A cura della Fondazione Villa Ghigi – Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio  2003,
I restauri dell’abbazia di Monteveglio  – Gruppo di Ricerca storica-architettonica – Associazione Amici dell’Abbazia di Monteveglio – giugno 2002

Questi libri sono reperibili all’interno della biblioteca di Monteveglio. Ringrazio la bibliotecaria, Maddalena, per l’aiuto e i consigli che mi ha fornito.

– L’Abbazia di Monteveglio dalla pieve medioevale ai giorni nostri – V. Lenzi, C. C. Conti, G. Baldazzi – per i fratelli di San Francesco, Abbazia di Monteveglio – 2008
Questo libretto si può acquistare all’interno dell’Abbazia.

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