Due chiacchiere con Leonardo Parmeggiani

Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Leonardo Parmeggiani, in arte “Leon”, un ragazzo che vive nel mio paese alle porte di Bologna e che ha partecipato all’ultima edizione di “X Factor”.
Tutte le mie interviste di solito durano 10 minuti, questa volta è stato difficile smettere di ascoltare questo ragazzo che, con una semplicità incredibile, continuava a parlarmi della musica, delle sue canzoni, dei suoi progetti futuri.Ecco l’intervista.

D: la prima domanda, è una domanda che viene d’obbligo, perché sei appena stato ad X Factor,  mi vuoi descrivere, in breve, questa esperienza?

R: E’ stata una esperienza molto bella che ti da tanto, ti da molte emozioni, tra ansia, felicità, gioia e paura. E’ una esperienza che probabilmente non rifarò ma sono felice di averla fatta, perché ti da molto in generale. Oltre a conoscere molte persone vedi anche quello che c’è dietro ad un programma televisivo, che non è scontato, nel senso che dietro alle quinte ci sono 200, 300 persone che lavorano ed anche ogni piccolo lavoro che viene fatto è importantissimo per riuscire a completare il programma, anche vedere questa cosa è molto interessante.

D: A X Factor, tu hai cantato una canzone di Frank Sinatra, “Fly me to the moon”, perché questa scelta?

R: Mi piace avere un panorama musicale molto allargato. Sono partito studiando musica, ho studiato clarinetto alle scuole medie, però nel mio tempo libero ascoltavo rock, ancora non cantavo, e con la mia chitarra elettrica suonavo i Led Zeppelin, Guns N’ Roses, Slash, gli assoli di Angus Young e degli AC/DC. Col passare del tempo mi sono avvicinato al pop e all’acustico; ho avuto delle influenze da parte di un insegnante di chitarra, (l’ex chitarrista di Gipsy Kings, Antoine Fernandez); lui mi ha dato molte influenze a livello di gipsy e gipsy jazz. Quando ero in Honduras, durante l’anno che ho trascorso all’estero, ho avuto un periodo in cui ero stanco di ascoltare le solite cose e in quel momento mi sono avvicinato di più al jazz, dagli anni 20 agli anni 50/60, comprendendo anche il soul di Sam Cooke e James Brown, ed è stato in questo periodo che  ho scoperto anche Frank Sinatra.

D: come definisci la tua musica, qual è il tuo genere?

R: Non riesco mai a rispondere a questa domanda proprio perché, tornando al discorso di prima, ho influenze da tutti i lati. Anche guardando il mio percorso musicale, dalla mia prima canzone fino all’ultima, si vede proprio un percorso di evoluzione. Quando ho iniziato a cantare mi sono ispirato molto a Ed Sheeran e James Bay ed era d’obbligo  che le mie canzoni assomigliassero molto a quel genere li. Successivamente, quando inizi a voler fare qualcosa di tuo metti dentro quella che è la tua influenza; per esempio nel mio EP c’è dell’influenza un po’ più pop e Hip pop, jazz e soul, è un mix di generi. Visto che la mente umana ha bisogno di classificare le cose, ha bisogno di dividere  un genere da un altro a grandi linee, la mia musica si può classificare come pop con influenze variegate.

D: hai pubblicato un EP “Mango” con 5 tracce

R: Mango è più sulla strada hip pop, a livello di produzione, a livello di basi e arrangiamento, restando sul pop e sul cantato (non è reppato). L’ultima canzone è una bonus track, fatta apposta  che richiama il soul degli anni 50 e 60, canzoni senza ritornello che però riprendono ad ogni strofa una frase, chitarra e voce.

D: Scrivi tu la musica e i testi ?

R: si, la musica la scrivo io; però per esempio, per “Mango” ho avuto una collaborazione con Mr. Monkey, un producer, e la musica l’abbiamo fatta insieme. Io avevo una idea lui un’altra e le abbiamo messe insieme. Le melodie le faccio io come i testi.

D: I testi delle tue canzoni hanno un filo conduttore che le unisce?

R:  Assolutamente si, il filo conduttore è una ragazza, che attualmente è la mia ragazza. La maggior parte delle mie canzoni sono dedicate a lei,  su nove canzoni che ho pubblicato 6 parlano di lei; prima era un amore sofferto poi si è rivelato… ancora devono uscire quelle dell’amore felice. Io sono un cantautore romantico, il tema principale è l’amore, poi visto che bisogna dare varietà ai contenuti, nell’EP  ho scritto 2 canzoni  che parlano d’amore e tre che parlano di altro.

D: Progetti per il futuro?

R: Sono stato preso all’Accademia della Scala di Milano, per un corso di tecnico del suono e produzione musicale tutto ciò che riguarda la registrazione di musica e la  produzione di arrangiamenti, praticamente il lavoro che facevo prima con Mr. Monkey. L’obiettivo è , non cancellare  Mr. Monkey, è un mio amico e tra noi c’è un bello scambio di idee,  le sue opinioni sono preziose, essere autonomi. Ho anche qualche aggancio a Milano per scrivere canzoni.

D: e lo studio del canto? Durante X Factor abbiamo sentito che ti consigliavano di frequentare un corso di canto.

R: Questi sono i commenti di giudici e esperti, Manuele Agnelli mi l’ha detto fin dalla prima audizione e lo ritengo un commento valido. Io però ho le mie idee su questo tema. Io non punto a cantare bene ma a trasmettere qualcosa, che possono essere emozioni, può essere qualcosa a livello di lirica a livello testuale. L’ho sempre saputo di non avere una voce di quelle potenti, quando ho iniziato a cantare, lo dico sinceramente,  ero stonato come una campana, semplicemente mi dava soddisfazione cantare e visto che le corde vocali sono un muscolo, ho lavorato fino a quando non sono diventato intonato, il range vocale è sempre stato quello, è un po’ migliorato nel tempo, ma il mio interesse è trasmettere, preferisco stonare e non essere perfetto, ma arrivare. Qualcosa comunque ho fatto a livello di respirazione perché quello è importante per non rovinare la voce. Per le lezioni di canto forse arriverà il giorno che ne sentirò il bisogno, allora ci penserò.

Ora ti farò alcune domande brevi con risposte brevi

D: definisci la parola musica, per te la musica è?

R: Emozione

D: perché canti in inglese e non italiano?

R: Ho iniziato a scrivere canzoni mentre mi trovavo in Inghilterra, in quel momento avevo il bisogno emotivo di scrivere una canzone e visto che ero in Inghilterra mi è venuta in inglese poi ho continuato.

D: la tua canzone preferita cantata da altri cantanti?

R: “Get Yourself Another Fool” di Sam Cooke.

D: la tua canzone preferita cantata da te?

R: “Honey”,  riprende un po’ il soul degli anni 50 e 60 con quelle ripetizioni dell’ultimo verso ad ogni strofa senza ritornello, un ripresa di un vecchio genere.

D: se dico #leononthemoon?

R: è nato il primo giorno delle audizioni, ho fatto una festa in casa dove ho chiamato una trentina di persone per guardare insieme la trasmissione. Dopo l’esibizione una mia amica, l’Emma Faccioli,  ha proposto di coniare un # così potevano trovarmi più facilmente.

D: infine, hai fatto già diverse interviste: qual è la domanda che avresti voluto che ti facessero ma che nessuno ti ha mai fatto?

R: Una domanda a cui mi piacerebbe rispondere è la mia opinione sulla musica, sul ruolo dell’artista. Come ti ho detto prima, la mia musica ha avuto due tipi di evoluzione, ovvero prima sono partito dall’acustico cantato poi sono passato all’hip pop cantato, adesso avrò una terza evoluzione, presto pubblicherò canzoni separate. Questa evoluzione sarà a livello di testi e a livello di musica. Quello che io vorrei fare trasparire con la musica, è che non serve a niente etichettare, in generale a me non piace essere etichettato, il ruolo dell’artista deve evolversi e deve andare di pari passo con la musica. Un artista deve adattarsi al momento storico, che non significa che deve essere commerciale; adesso ci sono vari tipi di musica che vanno molto, a partire dalla trap, il pop commerciale oppure l’hindi, e il ruolo dell’artista è quello di capire come  il genere che va di moda possa essere richiamato nelle proprie canzoni. Cerco sempre di prendere spunto da tutto anche andando indietro nel passato.
Un piccolo spoiler, le mie prossime canzoni saranno molto particolari a livello di musica, perché avranno  dei tipi di accordi che si usavano molto tempo fa, non si sentono in giro; accordi di settima, di nona e di undicesima, accordi molto particolari, infatti sono andato a studiarmeli da solo, li ho messi insieme ad una base un po’ più ritmata, tipo l’ hip pop e ho aggiunto  il mio stile cantato, che è rimasto sempre uguale. Per me il ruolo dell’artista è riprendere qualcosa di inusuale, metterlo nel proprio stile, mantenendo il proprio filo conduttore.

Leonardo Parmeggiani

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